Il plogging è un’attività che unisce movimento fisico e attenzione per l’ambiente, combinando la corsa o la camminata con la raccolta dei rifiuti abbandonati. Il nome deriva dall’unione di “plocka upp”, espressione svedese che significa “raccogliere”, e “jogging”. Nato in Svezia, il plogging si è diffuso rapidamente in molte città e contesti naturali perché propone un’idea semplice ma efficace: allenarsi facendo qualcosa di utile per il luogo in cui ci si muove.

Il funzionamento del plogging è intuitivo. Si parte per una corsa o una camminata, individuale o di gruppo, portando con sé un sacchetto e, spesso, un paio di guanti. Durante il percorso ci si ferma ogni volta che si incontrano rifiuti come bottiglie, lattine, cartacce o plastica. Si raccolgono, si ripone tutto nel sacchetto e poi si riprende a muoversi. Non c’è un ritmo fisso né una distanza obbligatoria: il percorso viene scandito da ciò che si incontra lungo la strada.
Dal punto di vista fisico, il plogging è (o comunque può essere) più completo di una corsa tradizionale. I continui stop per raccogliere i rifiuti implicano movimenti di piegamento, affondi e squat, che coinvolgono gambe, glutei e core. Il gesto di chinarsi e rialzarsi rompe la monotonia del passo e rende l’allenamento più vario e funzionale. Anche le braccia e le spalle lavorano, soprattutto quando si raccolgono oggetti più ingombranti o si trasporta il sacchetto.
Un altro aspetto chiave del plogging è la sua flessibilità. Può essere praticato correndo, camminando a passo sostenuto o alternando le due cose. Questo lo rende accessibile a persone con livelli di allenamento molto diversi. Non serve essere runner esperti: chiunque può adattare l’intensità alle proprie capacità, trasformando il plogging in un’attività inclusiva e poco competitiva.
Il plogging funziona anche come strumento di consapevolezza. Muovendosi più lentamente e con uno scopo che va oltre la prestazione, si sviluppa uno sguardo più attento verso l’ambiente. Si notano angoli trascurati, aree verdi sporche, spazi urbani che normalmente verrebbero attraversati senza pensarci (un po’ come avviene con il Runner Flâneur. Questo cambiamento di prospettiva porta spesso a un maggiore rispetto per il territorio e a una riflessione sulle abitudini di consumo e smaltimento dei rifiuti.
Dal punto di vista mentale, l’attività ha un effetto positivo sulla motivazione. Sapere che ogni uscita ha un impatto concreto rende l’allenamento più significativo. Non si corre solo per sé stessi, ma anche per migliorare, nel proprio piccolo, il luogo in cui si vive. Questo senso di utilità può aiutare a mantenere la costanza e a superare la sensazione di fatica o noia tipica di alcune routine sportive.
Il plogging può essere praticato in solitaria, come momento personale, oppure in gruppo. Le uscite collettive hanno anche una forte valenza sociale: favoriscono l’incontro tra persone, creano comunità e rafforzano il senso di responsabilità condivisa. Spesso vengono organizzate sessioni in parchi, spiagge o quartieri urbani, con un clima informale e collaborativo.
Per iniziare non servono attrezzature specifiche, se non abbigliamento comodo, scarpe adatte al terreno e strumenti per raccogliere i rifiuti in sicurezza.
È importante prestare attenzione a ciò che si raccoglie, evitando oggetti pericolosi, e smaltire correttamente il materiale a fine attività.
Il plogging funziona perché trasforma un gesto semplice in un’azione doppia: allenare il corpo e prendersi cura dell’ambiente. È uno sport atipico, ma proprio per questo efficace, capace di dare un significato nuovo al movimento e di ricordare che ogni spazio attraversato può essere migliorato con piccoli gesti ripetuti nel tempo.
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