L’amplificatore a emettitore comune è uno dei circuiti fondamentali dell’elettronica analogica. Se stai iniziando a studiare i transistor BJT (Bipolar Junction Transistor), questo è probabilmente il primo schema che incontrerai. È chiamato “a emettitore comune” perché il terminale dell’emettitore è condiviso tra il circuito di ingresso e quello di uscita, di solito collegato a massa direttamente o tramite una resistenza.

Per capire come funziona, immaginiamo un transistor NPN. Il segnale di ingresso viene applicato alla base attraverso un condensatore di accoppiamento, mentre il collettore è collegato all’alimentazione tramite una resistenza. L’uscita si preleva proprio dal collettore. Quando una piccola variazione di tensione arriva alla base, provoca una variazione di corrente molto più grande tra collettore ed emettitore. Questa variazione di corrente attraversa la resistenza di collettore e genera una variazione di tensione in uscita.
Il principio chiave è che il transistor amplifica la corrente. Una piccola corrente di base controlla una corrente di collettore molto più grande (dipende dal suo “guadagno”). Poiché sull’uscita abbiamo una resistenza, le variazioni di corrente si trasformano in variazioni di tensione. In questo modo otteniamo amplificazione di tensione.
Un aspetto importante è che questo tipo di amplificatore inverte il segnale. Se la tensione di ingresso aumenta, la corrente di collettore aumenta, la caduta di tensione sulla resistenza di collettore cresce e quindi la tensione di uscita diminuisce. Il risultato è un segnale amplificato ma sfasato di 180 gradi rispetto all’ingresso.
Per funzionare correttamente, il transistor deve essere polarizzato nella regione attiva. Questo significa che bisogna impostare correttamente le resistenze di base ed emettitore in modo che, anche in assenza di segnale, il transistor si trovi in un punto di lavoro stabile. Questo punto di lavoro evita distorsioni e permette di amplificare sia le semionde positive sia quelle negative del segnale.
Un esempio pratico di applicazione è il preamplificatore audio. I segnali provenienti da un microfono o da un pickup di chitarra elettrica sono molto deboli, spesso dell’ordine dei millivolt. Un amplificatore a emettitore comune può aumentare questa tensione a qualche centinaio di millivolt o qualche volt, rendendola adatta a uno stadio successivo di potenza.
Un’altra applicazione tipica è negli stadi intermedi degli amplificatori multistadio. Spesso si collegano più amplificatori a emettitore comune in cascata per ottenere un guadagno complessivo molto elevato. Ogni stadio amplifica ulteriormente il segnale ricevuto dal precedente.
Il vantaggio principale di questo circuito è il buon compromesso tra guadagno, semplicità e costo. Con pochi componenti – un transistor e alcune resistenze e condensatori – si può ottenere un’amplificazione significativa. Bisogna comunque fare attenzione alla stabilità termica: la corrente del transistor varia con la temperatura, quindi spesso si inserisce una resistenza sull’emettitore per migliorare la stabilità del punto di lavoro.
L’amplificatore a emettitore comune è un pilastro dell’elettronica analogica. È semplice da realizzare, efficace nell’amplificazione e largamente utilizzato in ambito audio, nei sensori e in molti altri circuiti dove serve aumentare l’ampiezza di un segnale debole.
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