Un regolatore lineare è un circuito elettronico che serve a mantenere costante la tensione in uscita anche quando variano la tensione in ingresso o il carico collegato. È chiamato “lineare” perché il suo elemento di controllo principale lavora nella regione lineare di funzionamento, regolando in modo continuo la corrente che passa dal ingresso all’uscita senza commutazioni rapide come avviene nei convertitori switching.

Il principio di base è semplice: il regolatore confronta costantemente la tensione di uscita con un valore di riferimento stabile e, se rileva una differenza, modifica la conduzione dell’elemento di potenza per correggere l’errore. Questo elemento di potenza è quasi sempre un transistor. Il transistor viene usato come una resistenza variabile controllata elettronicamente. Se la tensione di uscita tende ad aumentare troppo, il circuito riduce la conduzione del transistor; se tende a diminuire, la aumenta.
All’interno di un regolatore lineare ci sono tre blocchi principali. Il primo è una sorgente di tensione di riferimento, spesso basata su un diodo di riferimento (diodo zener), che fornisce una tensione molto stabile indipendente da temperatura e variazioni dell’alimentazione.
Il secondo è un amplificatore di errore, che confronta la tensione di uscita (prelevata tramite un partitore resistivo) con la tensione di riferimento. Il terzo è il transistor di passaggio, chiamato anche elemento serie, che regola fisicamente la corrente fornita al carico.
Il transistor può essere di tipo bipolare (BJT) oppure MOSFET. Nei regolatori più tradizionali si usa spesso un transistor NPN o PNP configurato in serie tra ingresso e uscita. Nei regolatori moderni a bassa caduta di tensione, detti LDO (Low Dropout Regulator), si impiegano frequentemente MOSFET perché consentono di ridurre la differenza minima tra tensione di ingresso e tensione di uscita necessaria per il corretto funzionamento.
Il funzionamento può essere descritto così: supponiamo che il carico richieda improvvisamente più corrente. La tensione di uscita tende a calare. L’amplificatore di errore rileva questa diminuzione rispetto alla tensione di riferimento e aumenta il segnale di controllo applicato al transistor. Il transistor conduce di più, lasciando passare maggiore corrente dall’ingresso all’uscita, riportando la tensione al valore stabilito. Tutto questo avviene in modo continuo e analogico, senza commutazioni rapide.
Uno degli aspetti fondamentali del regolatore lineare è che la differenza tra tensione di ingresso e tensione di uscita viene dissipata sotto forma di calore nel transistor.
Se, ad esempio, si ha un ingresso di 12 volt e un’uscita regolata a 5 volt con una corrente di 1 ampere, il transistor deve dissipare 7 watt di potenza. Questo comporta una bassa efficienza quando la differenza di tensione è elevata o la corrente è significativa. Per questo motivo spesso è necessario montare un dissipatore di calore.
Il vantaggio principale di un regolatore lineare è la semplicità e la bassa rumorosità elettrica. Non essendoci commutazioni ad alta frequenza, il segnale di uscita è molto pulito, con poche interferenze elettromagnetiche. Questo lo rende ideale per circuiti analogici sensibili, come amplificatori audio, circuiti di misura o sezioni di alimentazione di componenti RF.
Un regolatore di tensione lineare mantiene costante la tensione usando un sistema di confronto con riferimento stabile e un transistor che lavora nella regione lineare come elemento di controllo. È semplice, affidabile e produce poco rumore elettrico, ma a costo di un’efficienza energetica inferiore rispetto ai convertitori switching, specialmente quando la differenza tra ingresso e uscita è elevata.
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