Come funziona il Commodore PET

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, l’idea di un computer personale stava iniziando a prendere piede. In quegli anni pionieristici, il Commodore PET fu uno dei primissimi computer progettati per l’uso da parte del grande pubblico.

Lanciato nel 1977, il PET fu uno dei tre computer presentati nello stesso anno che segnarono la nascita dell’home computing, insieme all’Apple II e al TRS-80 della Tandy Radio Shack. PET era l’acronimo di Personal Electronic Transactor, un nome che suonava futuristico e professionale. Ma dietro a quella sigla si nascondeva un dispositivo compatto, tutto-in-uno, con caratteristiche tecniche molto interessanti per l’epoca.

 

 

Il Commodore PET era un computer con tutto integrato: tastiera, schermo e unità a cassette erano racchiusi in un unico case in metallo, dando un aspetto solido e professionale. A differenza dei successivi Commodore 64 o VIC-20, il Commodore PET non era orientato principalmente al gioco, ma era pensato per scuole, uffici e piccoli laboratori. Vediamo nel dettaglio come funzionava questo pioniere della microinformatica.

Il cuore del Commodore PET era un microprocessore MOS Technology 6502, lo stesso che sarebbe stato utilizzato in molti altri computer e console degli anni successivi, come l’Apple II, il Commodore 64, il Nintendo NES e l’Atari 2600. Il 6502 era un processore a 8 bit, capace di eseguire le istruzioni a una frequenza di circa 1 MHz. Nonostante la bassa velocità rispetto agli standard odierni, era molto efficiente e ben progettato, e permetteva di gestire applicazioni complesse per l’epoca.

Il PET era dotato di una memoria ROM contenente il sistema operativo e l’interprete BASIC, sviluppato da Microsoft. Questo significava che appena acceso, il computer mostrava una schermata con il prompt del BASIC, pronto per l’inserimento dei comandi. Gli utenti potevano scrivere programmi direttamente sulla tastiera e vederli subito eseguire. Non c’era bisogno di dischi di avvio o installazioni. Tutto era pronto all’uso.

La memoria RAM variava a seconda del modello. Il primo PET 2001 aveva solo 4 KB o 8 KB di RAM, ma versioni successive arrivarono fino a 32 KB e oltre. La RAM serviva per ospitare i programmi scritti dall’utente e i dati necessari alla loro esecuzione. Per i modelli base, la quantità limitata di RAM imponeva programmi molto compatti e ottimizzati. L’interprete BASIC era ben fatto e permetteva una programmazione relativamente semplice.

Lo schermo integrato era uno dei tratti distintivi del PET. Nei primi modelli era un monitor monocromatico da 9 pollici, capace di visualizzare 40 colonne per 25 righe di testo. La visualizzazione era in caratteri bianchi su sfondo nero. Non c’era grafica bitmap, ma la mappa dei caratteri conteneva simboli speciali, chiamati PETSCII (acronimo di PET Standard Code of Information Interchange), che potevano essere usati per simulare grafica, disegni e animazioni rudimentali. Ad esempio, linee, blocchi pieni e simboli grafici permettevano di creare interfacce visive primitive.

La tastiera, nei primissimi modelli, era di tipo chiclet, simile a quella di una calcolatrice, ed era piuttosto scomoda da usare. I modelli successivi passarono a tastiere meccaniche più comode, simili a quelle dei computer moderni. L’interazione avveniva esclusivamente tramite tastiera. Non c’era il mouse, e l’interfaccia era completamente testuale.

Per la memorizzazione dei dati, il PET utilizzava un registratore a cassette integrato. I programmi potevano essere salvati e caricati tramite nastri magnetici, nello stesso modo in cui lo faranno anche i successivi Commodore VIC-20 e 64. I dati venivano convertiti in segnali audio e registrati come se fossero suoni. Il caricamento era lento e talvolta inaffidabile, ma era la soluzione più economica disponibile in quel periodo. Più avanti, furono introdotte anche unità a dischi floppy da 5,25 pollici, molto più veloci e affidabili, che trasformarono il PET in una macchina adatta anche ad applicazioni aziendali e professionali.

Il sistema operativo del Commodore PET era molto semplice. Al contrario dei PC moderni, non aveva un’interfaccia grafica o multitasking. Una volta acceso, si entrava direttamente nell’ambiente BASIC, dove si potevano scrivere, eseguire, modificare e salvare programmi. Il BASIC fornito da Microsoft includeva comandi per la gestione delle variabili, delle stringhe, delle operazioni aritmetiche, dei cicli e delle condizioni. C’erano anche comandi specifici per l’I/O su cassette o dischi, oltre a istruzioni per gestire lo schermo e stampanti.

Dal punto di vista dell’espandibilità, il Commodore PET offriva alcune porte di connessione, tra cui una porta IEEE-488, usata per collegare periferiche come stampanti e unità a dischi, e una porta user per collegamenti personalizzati. L’architettura del PET era chiusa, nel senso che non era pensato per l’espansione interna da parte dell’utente medio, ma in ambito professionale era possibile aggiungere hardware tramite interfacce esterne.

Il Commodore PET fu molto utilizzato nelle scuole, negli uffici e nei laboratori tecnici. La sua struttura solida, la tastiera integrata e il monitor incluso lo rendevano molto affidabile e pratico da trasportare e usare in ambienti educativi. Inoltre, fu uno dei primi computer ad essere adottato in maniera sistematica nelle scuole canadesi e britanniche, contribuendo alla diffusione dell’educazione informatica.

Rispetto ad altri computer dell’epoca, il PET era più orientato alla produttività che al gioco. A differenza del successivo Commodore 64, che aveva una grafica e un audio avanzati per i videogiochi, il PET era silenzioso e privo di chip audio dedicati. Alcuni giochi testuali e giochi con grafica ASCII furono realizzati anche per questa piattaforma.

Con l’arrivo di computer più potenti e flessibili, come il VIC-20 e il Commodore 64, la linea PET perse gradualmente popolarità nel mercato domestico, ma continuò ad avere una presenza nei settori educativi e professionali ancora per diversi anni. Modelli più avanzati come i PET 4000 e 8000 introdussero tastiere migliorate, memoria espansa e monitor più grandi.

Commodore PET fu un computer storico, uno dei primi veri personal computer pensati per un uso non industriale. Compatto, robusto e semplice da usare, fu un ponte tra il mondo degli hobbisti elettronici e quello dell’informatica di massa. Ha rappresentato per molti il primo contatto con la programmazione, la logica computazionale e l’idea che un computer potesse stare sulla scrivania di casa o in una classe scolastica. Ancora oggi è ricordato con affetto da collezionisti e appassionati di retrocomputing, come una pietra miliare dell’era digitale.

 

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