Come funziona la truffa dei negozi Made in Italy

Se scorri i social, soprattutto Facebook, negli ultimi tempi ti sarà capitato di imbatterti in storie strazianti: boutique italiane che chiudono i battenti dopo decenni di attività, sarti che piangono per la concorrenza sleale e saldi pazzeschi con sconti fino al 70%. Peccato che dietro queste lacrime virtuali si nasconda una truffa ben orchestrata. Ecco come funziona e come riconoscerla, con Shopify al centro della scena.

La truffa degli shop online “Made in Italy” parte da una storia toccante, ma falsa

Tutto inizia con messaggi a pagamento su Facebook, come quello del 12 gennaio 2025 che racconta la storia delle sorelle Giulia e Sara, titolari della boutique Svenna a Milano. Secondo il post, dal 1987 gestiscono un negozio in viale Italia 115, famoso per l’artigianato italiano fatto a mano. Ma oggi sono costrette a chiudere per colpa della “concorrenza cinese a basso costo” che rovina il vero Made in Italy. Per liquidare le scorte, offrono maglioni, giacche e cappotti a prezzi stracciati. Sembra una storia triste, no? Peccato che sia tutta inventata.

Viale Italia 115 a Milano non esiste: c’è un corso Italia, ma si ferma al civico 68. E la boutique Svenna? Non esiste nemmeno quella. Stessa cosa per Semia Milano, Essenza Milano e altre decine di “atelier” che spuntano online con nomi italiani e storie simili. Anche le foto delle sorelle Giulia e Sara (o Silvia, a seconda del sito) sono fake, probabilmente generate con l’intelligenza artificiale. Le recensioni entusiastiche? Scritte da bot. Le influencer che lodano i prodotti? Inventate di sana pianta.

Truffa del “Made in italy”: prodotti cinesi spacciati per italiani

Il colpo di scena arriva quando scopri cosa vendono davvero questi siti. Promettono abiti di “lusso” e sartoria italiana, ma in realtà rivendono capi cinesi comprati su piattaforme come Taobao, Shein o AliExpress a pochi euro.

Non c’è nulla di male nel dropshipping, ovvero rivendere prodotti di altri guadagnando sulla differenza. Ma spacciare abiti cinesi per artigianato italiano di valore è una truffa bella e buona. E i consumatori ci cascano: secondo le stime, ogni anno il mercato del falso Made in Italy causa danni per 4,8 miliardi di euro, con un italiano su cinque che compra online pensando di portarsi a casa un pezzo autentico.

 

Chi c’è dietro questa truffa?

Le indagini, come quelle portate avanti da Twin4Cyber, una startup di cybersicurezza, rivelano una rete ben organizzata. I siti come Svenna, Semia o Tagliabue di Bologna sono registrati da nomi fittizi, spesso ignari pensionati italiani o giovani olandesi. Ma le tracce digitali portano a due fratelli, Tarik e Altan, con base ad Amsterdam, che gestiscono diversi portali di e-commerce. Non sono i soli: ci sono complici in Italia che curano i profili social, mentre in Asia si occupano dello sviluppo dei siti e delle pagine.

La formula è sempre la stessa: una storia strappalacrime di artigiani in difficoltà, nomi che richiamano l’italianità e siti con grafica identica, testi copiati e politiche di reso e privacy praticamente uguali. Tutto è automatizzato, dai pagamenti alle spedizioni, e i truffatori spariscono non appena i clienti si lamentano, per poi riaprire con un nome nuovo.

Shopify ha un ruolo in questa truffa?

E Shopify È la piattaforma canadese che ospita questi negozi online, utilizzata da 1,7 milioni di venditori in 175 Paesi. Offre strumenti per gestire transazioni, spedizioni e dropshipping senza bisogno di aprire una partita IVA.

Nel 2022 è finita nel mirino della Commissione Europea per i tanti reclami, ma ha promesso di tutelare meglio i consumatori. Eppure, davanti a segnalazioni di truffe, Shopify risponde che non ha “voce in capitolo” su come le attività vengono condotte, anche se invita a segnalare i problemi. In pratica, mentre i truffatori incassano, la piattaforma si lava le mani. La Polizia Postale sta monitorando la situazione, ma i siti fasulli continuano a proliferare. Chiunque può aprire un negozio su Shopify e iniziare a vendere, e questo facilita il gioco sporco.

Come riconoscere la truffa e proteggersi

Se ti capita di vedere un’offerta troppo bella per essere vera, probabilmente lo è. I segnali da tenere d’occhio:

  • Storie melodrammatiche: sarti che chiudono per colpa della concorrenza o famiglie che perdono tutto sono spesso un campanello d’allarme.
  • Indirizzi sospetti: controlla se l’indirizzo del negozio esiste davvero. Molti usano luoghi inventati o civici sbagliati.
  • Recensioni identiche: se i commenti sembrano copiati o troppo perfetti, probabilmente sono falsi.
  • Prezzi troppo bassi: se un capo sembra un affare, verifica su piattaforme come AliExpress o Taobao. Potresti scoprire che costa molto meno altrove.
  • Grafica e testi uguali: se più siti hanno lo stesso layout o le stesse parole, c’è qualcosa che non torna.

Prima di acquistare, leggi le recensioni certificate (ad esempio quelle di e-Komi) verifica chi c’è dietro il negozio e affidati solo a e-commerce di alto livello.

Se qualcosa puzza, meglio lasciar perdere.

 

Sullo stesso argomento: