Come funziona un autotrasformatore

Un autotrasformatore è un tipo di trasformatore elettrico in cui l’avvolgimento primario e quello secondario non sono separati, ma condividono in parte o completamente lo stesso avvolgimento. Questa caratteristica lo distingue dai trasformatori tradizionali a due avvolgimenti e ne determina sia il funzionamento sia i vantaggi e i limiti applicativi.

In foto esempio di autotrasformatore Integrato RS PRO, 220 V ac, 230 V ac, 240 V ac (I), 115V ca (II), 150VA che puoi trovare su https://it.rs-online.com/web/p/autotrasformatori/0504189

 

Dal punto di vista costruttivo, un autotrasformatore è formato da un nucleo magnetico, generalmente in lamierini di ferro o acciaio al silicio, attorno al quale è avvolto un unico avvolgimento di rame. Su questo avvolgimento sono presenti una o più prese intermedie. La tensione di ingresso viene applicata a una porzione dell’avvolgimento, mentre la tensione di uscita viene prelevata da una presa che corrisponde a un numero diverso di spire.

Il principio di funzionamento si basa sull’induzione elettromagnetica, come in tutti i trasformatori. Quando la tensione alternata viene applicata all’avvolgimento, genera un campo magnetico variabile nel nucleo. Questo campo induce una tensione lungo tutto l’avvolgimento, proporzionale al numero di spire. Prelevando la tensione da un punto intermedio, si ottiene un valore più basso o più alto rispetto a quello di ingresso, a seconda del rapporto tra il numero di spire utilizzate in ingresso e quelle utilizzate in uscita.

A differenza di un trasformatore tradizionale, nell’autotrasformatore una parte dell’energia viene trasferita per induzione magnetica e una parte viene trasferita direttamente per conduzione elettrica, attraverso il tratto di avvolgimento comune tra ingresso e uscita. Questo è uno degli aspetti più importanti del suo funzionamento, perché riduce le perdite e aumenta l’efficienza complessiva del dispositivo.

Dal punto di vista elettrico, questo significa che l’autotrasformatore può essere più compatto, leggero ed efficiente rispetto a un trasformatore con due avvolgimenti separati, soprattutto quando la differenza tra la tensione di ingresso e quella di uscita non è molto elevata. Per questo motivo viene spesso utilizzato per adattare tensioni simili, ad esempio da 230 a 200 volt o da 110 a 230 volt in applicazioni specifiche.

Un aspetto critico dell’autotrasformatore è l’assenza di isolamento galvanico tra ingresso e uscita. Poiché i due circuiti condividono lo stesso avvolgimento, esiste un collegamento elettrico diretto tra la rete e il carico. Questo comporta che eventuali guasti, sovratensioni o contatti accidentali possano essere più pericolosi rispetto a un trasformatore isolato. Per questo motivo l’autotrasformatore non è adatto a tutte le applicazioni, soprattutto in ambiti in cui la sicurezza elettrica e l’isolamento sono fondamentali.

Dal punto di vista delle correnti, l’autotrasformatore presenta una distribuzione particolare. La corrente che circola nella parte comune dell’avvolgimento è la differenza tra la corrente di ingresso e quella di uscita, mentre nella parte non comune circola la corrente completa. Questo contribuisce a ridurre la quantità di rame necessaria rispetto a un trasformatore tradizionale, rendendo il dispositivo più economico a parità di potenza trasferita.

In pratica funziona sfruttando un unico avvolgimento con prese intermedie per trasformare la tensione alternata, combinando induzione magnetica e conduzione elettrica diretta. È una soluzione efficiente e compatta per la trasformazione di tensioni simili, ma deve essere utilizzata con attenzione a causa della mancanza di isolamento tra ingresso e uscita.

 

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