L’OPF, acronimo di Otto Particulate Filter, è il filtro antiparticolato destinato ai motori a benzina, in particolare quelli a iniezione diretta. Anche se per molti anni il problema del particolato è stato associato quasi esclusivamente ai Diesel, l’evoluzione tecnologica dei motori a benzina ha portato all’introduzione dell’iniezione diretta, che migliora efficienza e prestazioni ma può generare particelle solide molto fini durante alcune fasi di funzionamento.
Per rispettare le normative europee sulle emissioni, in particolare con l’introduzione degli standard Euro 6d, i costruttori hanno adottato l’OPF, noto anche come GPF (Gasoline Particulate Filter), con un principio di funzionamento simile a quello del filtro antiparticolato diesel.

Dal punto di vista strutturale, l’OPF è costituito da un elemento filtrante in materiale ceramico poroso con struttura a canali alternati chiusi, molto simile a quella di un DPF. I gas di scarico prodotti dal motore a benzina vengono convogliati attraverso questi canali e, per poter uscire, devono attraversare le pareti porose del filtro.
Durante questo passaggio, le particelle solide vengono intrappolate, mentre i gas riescono a fluire verso l’esterno. Nei motori a benzina moderni, la quantità di particolato prodotta è generalmente inferiore rispetto a un Diesel privo di filtro, ma le particelle possono essere estremamente fini; proprio per questo l’OPF è progettato per trattenere una percentuale molto elevata di particelle, anche di dimensioni microscopiche. Spesso l’OPF è integrato in un unico corpo con il catalizzatore a tre vie, ottimizzando ingombri e tempi di riscaldamento.
Una differenza importante rispetto al DPF riguarda il processo di rigenerazione. Nei motori a benzina, la temperatura dei gas di scarico è mediamente più alta rispetto ai Diesel, specialmente durante la guida dinamica. Questo significa che la rigenerazione dell’OPF avviene per lo più in modo passivo: le particelle accumulate si ossidano spontaneamente grazie alle alte temperature e alla composizione dei gas di scarico. Non è quindi quasi mai necessario ricorrere a strategie di post-iniezione complesse come nei Diesel.
Anche l’OPF è monitorato da sensori di pressione e temperatura, che permettono alla centralina motore di valutare il livello di carico del filtro e, se necessario, adottare strategie per favorire l’aumento della temperatura dei gas, ad esempio modificando temporaneamente la gestione della miscela aria-carburante.
Dal punto di vista dell’utilizzo quotidiano, l’OPF richiede generalmente meno attenzioni rispetto a un DPF, ma può comunque risentire di un uso prevalentemente urbano e a freddo, dove le temperature di scarico rimangono basse. In questi casi, un accumulo eccessivo di particolato può portare a un aumento della contropressione allo scarico e a una leggera perdita di efficienza.
I sistemi di diagnosi di bordo sono in grado di rilevare eventuali anomalie e segnalare la necessità di un controllo. È importante sottolineare che l’OPF, come il DPF, non è un semplice “tappo” nel sistema di scarico, ma un componente progettato per lavorare in sinergia con la gestione elettronica del motore e con il catalizzatore.
Con questa tecnologia, i moderni motori a benzina a iniezione diretta riescono a coniugare elevate prestazioni, consumi contenuti e un livello di emissioni di particolato drasticamente ridotto, contribuendo al rispetto delle normative ambientali sempre più severe senza penalizzare in modo significativo l’esperienza di guida.
Potrebbe interessarti anche…
Come funziona una centralina per emulazione filtro FAP – DPF

